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“Oh, Harriet”, la potenza di un sogno

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Nel variegato universo dei libri per ragazzi, non è facile trovare testi con tre requisiti fondamentali: la capacità di suscitare l’interesse dei giovani lettori, contenuti di spessore e una  scrittura dignitosa, chiara e curata. Oh, Harriet!, del professor Francesco D’Adamo (Giunti, Firenze, 2018, € 12)  possiede tutte e tre le qualità e racconta, con stile piano e scorrevole, una storia che cattura l’interesse degli adolescenti della fascia d’età che frequenta la scuola media.

Il testo, tra l’altro, risponde quasi naturalmente anche alle tre caratteristiche che, a suo tempo, il grande Alessandro Manzoni indicava come necessarie per una buona opera letteraria: “Il vero come soggetto, l’utile come scopo, l’interessante come mezzo”. Oh, Harriet! infatti narra vicende realmente accadute, le racconta in modo intrigante e convincente e la sua lettura lascia il lettore un po’ migliore di come lo aveva trovato.

Nonostante il professore D’Adamo prediliga occuparsi di uomini e donne esemplari della contemporaneità, con questo testo ha raccontato una storia di due secoli fa: quella di una donna minuscola, debole, malaticcia, che ha lottato tenacemente per dare la libertà ai neri, che – sino al 1865 – negli stati del sud degli USA, vivevano come schiavi nelle fattorie dei padroni bianchi. La protagonista del libro è una donna nera, Harriet Tubman, nata presumibilmente nel 1822  nello stato americano del Maryland da due schiavi e quindi anch’essa schiava. “Io non so quand’è il mio compleanno – disse la vecchia – E non so nemmeno quanti anni ho esattamente. Mi dicono che sarei nata nel 1822 e che quindi adesso avrei novant’anni, ma chi può dirlo? Come fa uno schiavo a sapere che anno è? Hai capito qual è la differenza tra un bambino bianco e uno nero, ragazzo? Il bambino nero non festeggia il compleanno”. Dopo aver subito soprusi di ogni genere, nonostante fosse debole e malata, Harriet riuscì a fuggire e poi cercò con ogni mezzo di restituire la libertà ai suoi familiari e a molti altri negri,  passando alla storia come la “Mosè degli afroamericani”: infatti lottò dapprima per abolire la schiavitù e, in seguito, per far ottenere il diritto di voto alle donne.

La vicenda di Harriet viene raccontata in modo davvero avvincente, immaginando un’intervista alla Tubman ormai molto vecchia da parte di un certo Billy Bishop, un giovane giornalista dell’Herald Tribune di New York, intervista fatta mentre il mondo era col fiato sospeso per la notizia dell’affondamento del Titanic, nell’aprile del 1912.

L’autore di “Oh Harriet, nel corso di un incontro con gli alunni di una scuola media di Palermo,  ha sottolineato che quasi tutti i suoi romanzi narrano storie vere: in precedenza infatti aveva narrato la vicenda di Iqbal Masih, il ragazzino pakistano che ha lottato contro il lavoro minorile. A suo avviso, infatti,  un romanzo deve anche essere segno di un impegno etico e civile e deve  comunicare un messaggio positivo ai suoi lettori. E, in un mondo come quello odierno, in cui ricompaiono i fantasmi del razzismo, dell’ingiustizia, dello sfruttamento è necessario conoscere e presentare personaggi reali pieni di coraggio, che si sono battuti per la libertà, per la giustizia, per l’uguaglianza.

Il professor D’Adamo ha aggiunto che l’ispirazione per narrare la storia di Harriet – chiamata anche ‘Generale Tubman’ per il suo coraggio – gli è venuta quasi per caso, ascoltando degli spirituals che evocavano l’Underground Railroad, la strada percorsa da migliaia di  schiavi negri alla ricerca della salvezza. L’Underground Railroad ha poi condotto il  professore sino ad Harriet. Resosi conto che in Italia non la conosceva quasi nessuno, gli è balenata l’idea del romanzo, nel quale c’è un connubio tra realtà e finzione, in quanto, accanto a persone realmente esistite come Harriet Tubman e John Brown, ci sono appunto personaggi di fantasia, come Billy Bishop e la sua simpatica fidanzata Mary Ann, che arricchiscono la trama narrativa della vicenda.

E se, come dimostra l’intraprendente Billy Bishop, le storie da raccontare e le battaglie da perseguire possono essere quelle giuste anche se non finiscono in prima pagina, Harriet e Martin Luther King testimoniano infine quanto sia importante essere forti e coraggiosi nel seguire i propri ideali. Perchè “I sogni talvolta si avverano, ma bisogna crederci e lottare per realizzarli”.

Un grazie allora al professor D’Adamo, perché la lettura di “Oh, Harriet” aiuta i ragazzi a diventare più forti e resilienti. Con una marcia in più per  realizzare i loro sogni di bontà e di giustizia e rendere il mondo  migliore.

Maria D’Asaro

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