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Zaha Hadid, architetto visionario e geniale

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Zaha Hadid, una dei più illustri e noti architetti contemporanei, continua a far parlare di sé attraverso opere e progetti destinati a lasciare un segno nel tempo: sebbene sia morta a 65 anni, il 31 marzo 2016, può essere considerata la più grande rappresentante femminile dell’architettura in età contemporanea. Nata a Baghdad, in Iraq, nel 1950, figlia di un imprenditore edile e di un’artista, ha studiato matematica all’Accademia Americana di Beirut per poi trasferirsi nel 1972 a Londra, dove ha continuato gli studi all’Architectural Association e ha preso la cittadinanza britannica.

La Stazione marittima di Salerno

I primi edifici di una lunga serie a portare la sua firma sono datati 1993 e saranno quelli che consentiranno a Zaha Hadid di affermarsi come architetto nel panorama mondiale della progettazione, facendo di lei una professionista di spicco. Nel 2004 è stata la prima donna a vincere il prestigioso “Pritzker Prize”, che nel mondo dell’architettura equivale ad un Nobel. Dopo questo riconoscimento avvenne la svolta, quella che le consentì di vedere apprezzato universalmente il suo talento. Finalmente la sua “rottura” con gli schemi tradizionali fu compresa e divenne il suo segno di riconoscimento a livello mondiale. Ed è proprio la continua sfida alle convenzioni che le permette ancora oggi, a cinque anni dalla morte, di essere considerata un genio visionario che ha fatto dell’estremismo la sua migliore espressione.

Spesso fu considerata eccessivamente sperimentale e teorica tanto che inizialmente le sue opere non furono realizzate perché ritenute troppo difficili da costruire. Esse nascondevano infatti, una genialità che solamente successivamente fu fortunatamente compresa. Le critiche non hanno mai influenzato la sua idea di architettura, che a parer suo doveva continuare a sfidare le convenzioni attraverso edifici sicuramente non comprensibili da tutti, ma meravigliosi e arditi da un punto di vista progettuale e strutturale. Tutta la sua carriera fu un vero e proprio inno alla promozione e diffusione di idee estreme. Non esiste una sola sua opera che non susciti inizialmente dubbi o domande, ma è proprio questo che permette di ammirarne il genio visionario e di comprendere chi fosse veramente Zaha Hadid.

Il Jockey Club Innovation di Hong Kong

Numerosi critici hanno definito i suoi capolavori manieristi, altri edonisti, ma quello che è certo, è che il suo stile era ed è inconfondibile. Nel 2010 fu inserita di diritto dal Time tra le 100 personalità più influenti del mondo. Il suo contributo alla valorizzazione della professione dell’architetto è stato poi riconosciuto con la conquista dello “Stirling Prize”, ricevuto dal Royal Institute of British Architects. Il tutto senza dimenticare lo straordinario profilo umano che le ha permesso di essere nominata “Artista per la Pace” da parte dell’UNESCO. Il suo eccezionale contributo è stato riconosciuto anche da istituzioni professionali, accademiche e civiche.

La città verticale multidimensionale di Zaha Hadid

Le opere di Hadid sono caratterizzate da strutture curve, anche grazie all’impiego di nuove tecnologie e materiali come vetro, acciaio, lastre di titanio e plastica. Il suo stile è fluido e leggero, curvo e dinamico tanto da ricordare le forme naturali. Alcuni critici lo hanno definito per questo una sorta di nuovo barocco. Tra le sue opere più importanti ci sono il London Aquatics Centre dove si tennero le Olimpiadi e Paralimpiadi di Londra del 2012, il Centro culturale Heydar Aliyev a Baku, in Azerbaigian con un auditorium, una biblioteca e un museo; il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma; il Museo della Scienza Phaeno, a Wolfsburg, in Germania; la sede dell’Opera di Guangzhou in Cina; la Stazione della funicolare di Innsbruck; la Stazione marittima di Salerno e quella di Napoli Afragola. Impossibile poi dimenticare alcune delle ultime opere di Zaha Hadid: dal Messner Mountain Museum di Plan de Corones, scavato e sospeso nella roccia, al Jockey Club Innovation Tower, una meravigliosa torre di 15 piani dalle forme fluide realizzata per il Politecnico di Hong Kong. Per finire non si può non menzionare il complesso di residenze City Life a Milano, che rappresenta uno dei suoi ultimi gioielli, quello che nell’ultimo decennio ha permesso di dare una nuova identità alla capitale milanese.

Ma Hadid non è solo questo. Infatti ha lavorato anche nella moda: ha disegnato una collezione di scarpe per Lacoste, una borsa per Louis Vuitton e una linea di gioielli per Swarovski. Attività, queste, che hanno contribuito a fare di lei una progettista versatile e geniale.

Margherita Bonfilio

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