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Da 13 imprese italiane del farmaco 1,2 miliardi in ricerca e sviluppo

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ROMA – Il ruolo sociale e strategico dell’industria farmaceutica a capitale italiano. Questo il tema al centro del convegno organizzato al Tempio di Adriano, a Roma, dalle 13 imprese farmaceutiche a capitale italiano aderenti a Farmindustria, le Fab 13, “Il ruolo sociale e strategico dell’industria farmaceutica italiana. Ricerca scientifica, innovazione, sviluppo e occupazione”. Le Fab13, che nel 2020 hanno fatturato circa 12,5 miliardi di euro, sono aziende a prevalente controllo familiare, con sedi e produzioni in Italia. All’interno del settore farmaceutico italiano, che produce 34 miliardi annui di farmaci da esportare, le Fab13 si distinguono con 1,2 miliardi di investimenti annui in Italia, e pagamento delle imposte nel Paese sebbene il 70 per cento delle vendite siano estere.

Con la loro occupazione, le Fab13 si confermano traino per l’economia nazionale grazie a una filiera integrata che si è sviluppata in decenni: nel 2020, l’occupazione complessiva è stata di oltre 44.500 unità, cresciuta a livello globale di quasi mille unità (+2,2 per cento) nonostante la crisi. In termini occupazionali, l’impatto complessivo sul sistema economico è di oltre 60 mila addetti. Se nel periodo 2010-2020 sono stati investiti 8,5 miliardi di euro, le Fab13 hanno progetti di investimento nei prossimi 36 mesi per quasi tre miliardi di euro. Il mercato estero rappresenta il 70 per cento delle vendite, laddove la media dell’industria farmaceutica si ferma al 40 per cento circa.

Le 13 aziende farmaceutiche a capitale italiano sono Abiogen Pharma (Pisa), Alfasigma (Bologna), Angelini Pharma (Ancona). Chiesi Farmaceutici (Parma), Dompé Farmaceutici (Milano), I.B.N Savio (Pomezia Rm), Italfarmaco (Milano), Kedrion (Lucca), Menarini (Firenze), Molteni (Firenze), Mediolanum farmaceutici (Milano), Recordati (Milano), Zambon (Milano). Le imprese hanno evidenziato come il settore farmaceutico sia un asset strategico per l’economia Italiana e come il governo Draghi abbia inserito tra i suoi obiettivi l’incremento degli investimenti nel settore, seguendo tuttavia azioni politiche contraddittorie che, se confermate, porterebbero a una compressione dell’industria farmaceutica nazionale, che creerebbe una ulteriore dipendenza italiana dall’estero. Tra le azioni indicate, la riduzione del Patent box, la revisione del prontuario con il criterio della sovrapponibilità terapeutica, l’alterazione dei canali distributivi regionali a scapito in particolare delle imprese nazionali, e l’indebolimento della privativa industriale con il ddl sulla Concorrenza che, se approvato, permetterà il rimborso di specialità equivalenti prima della scadenza brevettuale. Le imprese hanno poi evidenziato come l’incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell’energia, che determinano onerosità produttive fuori controllo, a differenza di altri settori industriali, non possano essere ribaltate sui prezzi finali dei farmaci, che sono imposti e regolati.

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