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Al Madama di Milano, dove l’amicizia è di casa

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Metti una sera a cena in cui sei solo, ma solo non vuoi restare. Hai voglia di scambiare quattro chiacchiere, raccontare del tuo capo che ti ha bacchettato o del cliente che non si è presentato all’appuntamento in pieno luglio con 40 gradi all’ombra o, trattandosi di Milano, sotto una megagrandinata inaspettata e tu sei rimasto lì, con il parabrezza che ti si è pure spaccato, e l’unica cosa che vorresti è dimenticare l’accaduto davanti a una birra. Oppure semplicemente vuoi condividere l’esperienza della seconda dose di vaccino nell’hub della Fabbrica del Vapore. Per non parlare dell’autista del 24 che nonostante il tuo scatto felino su un tacco 12, con tanto di salto a ostacoli, tra un pavè e l’altro, ti ha chiuso la porta in faccia quando mancava mezzo metro all’agognata meta della fermata.

Allora cosa si fa? A Milano di scelte ce ne sono tante, si sa. Ma per chi ha voglia di “social” (ma social non “network”), ha il desiderio di liberarsi degli abiti da professionista, cerca un clima familiare ma contemporaneamente stuzzicante, dove va? Molti milanesi, anzi abitanti di Milano (perché si sa che a Milano, di milanesi non se ne trovano), vanno al Madama Hostel & Bistrot. Come Luciano, milanese di adozione ma calabrese di nascita, che tolta la cravatta non ha dubbi, quasi ogni sera si ritrova lì, perché sa che può trovare sempre qualcuno. “Al Madama – afferma – restare da soli è impossibile. Ci sono tanti tavoli ma alla fine si crea un’unica tavolata virtuale, durante la serata ti ritrovi a passare da una parte all’altra per salutare, scherzare, giocare e anche cantare”. “Non è un locale, è un villaggio – aggiunge William – anche quando ci sono volti nuovi due minuti dopo sono parte della comunità. E’ un luogo metropolitano europeo”.

Ma perché proprio il Madama? Cos’ha di particolare questo luogo? Una storia. Il Madama non è infatti un locale storico di Milano, nasce nell’era Expo 2015, ma è un locale con una storia da raccontare, un locale capace di far rinascere un quartiere. Già il nome ha un suo perché. Madama si riferisce infatti al modo con cui veniva chiamata la Questura di zona, la “Madama”, in un quartiere difficile e periferico di Milano Sud, un quartiere dove fino a un decennio fa le strade erano prive di illuminazione, non c’era nemmeno una fermata dell’autobus e la sera era meglio non circolare. Ma proprio l’Associazione culturale Ohibò prima e il Madama poi hanno dato una nuova veste e visibilità al quartiere che oggi ha radicalmente cambiato faccia, diventando uno delle zone più “cool” di Milano, grazie anche alla Fondazione Prada, al District Symbiosis e al Villaggio Olimpico nascente.

“Proprio i ragazzi del gruppo Ohibò – racconta Alfredo – oltre alle numerose iniziative artistiche e culturali, più di una volta si sono messi a disposizione delle famiglie del quartiere per tenere i bambini che uscivano da scuola, era considerato un luogo sicuro, un appoggio, peccato abbia dovuto chiudere”. “Questo palazzo – spiega Antonella, una dei soci del Madama – era una Commissariato della Polizia, si vede ancora il foro di un proiettile su un muro, le grate alle finestre e c’è ancora lo spioncino della porta che serviva per controllare chi entrava. E alcuni poliziotti ogni settimana vengono ancora a trovarci. E’ un appuntamento fisso. Poi, invece, è diventato un hammam”. Si ammira ancora l’azzurro come richiamo in tanti elementi decorativi. “Infine – aggiunge – è arrivata l’associazione culturale Ohibò che purtroppo è stata vittima della crisi del Covid e l’anno scorso è stata costretta a chiudere; poco dopo siamo arrivati anche noi che condividevamo la struttura proprio con l’associazione”.

Una palazzina liberty con un megamurales sulla facciata, realizzato dall’artista Zed1, un luogo nato con una, anzi tante idee. Un luogo trasversale e interculturale, un gusto metropolitano, “stiloso” ma caloroso che ospita viaggiatori solitari, gruppi e famiglie provenienti da tutto il mondo: dalla Nuova Zelanda all’Africa, passando per Londra, Parigi, America, Islanda e da tutt’Italia, tanti viaggiatori si fermano e poi tornano. “Ci sono ospiti – un po’ si commuove Antonella – che ti confidano le loro storie a volte allegre e a volte tristi, e fa piacere quando ti dicono che venire da noi li fa sentire sempre in vacanza, anche quando passano per Milano non per un viaggio di piacere: è sempre una scoperta parlare con loro”. Interculturalità sì, ma come recitano le locandine con le spiegazioni “anti covid”: “Dagli spaghetti il distanziamento del ketchup è minimo un metro”.

E poi ci sono i “locals” a fare da cornice: chi sono? Alfredo, Paul, William, Francesca: “Solo al Madama arrivi e trovi sempre un posticino senza prenotare”. “E’ questa la bellezza – commenta Alfredo – i turisti arrivano con le loro valigie, convinti di lasciare il bagaglio per girare Milano, invece la sera restano qui con noi”. E non trovi solo locals e turisti ma anche le famiglie che fanno il brunch e molti artisti spesso in “incognito” come Paolo Rossi che lo ha definito uno dei suoi locali preferiti o come il trombettista Raffaele Kohler che con la sua “O mia bela Madunina” ha commosso Milano e l’Italia e che con i suoi aperitromba al Madama, insieme alla Swing Band, incanta chi lo ascolta.

“Sai cos’è il Madama? – sorride Paul – è l’unico luogo in cui io che sono irlandese posso essere amico di William che è inglese. Non lo dite a nessuno…”. E poi si entra dentro e cosa si trova? Installazioni, murales, street art, opere di artisti e artigiani, un lungo corridoio che attraversa le camere identificate con i simboli della questura che termina con le terrificanti gemelle di Shinning. “Non ti nascondo – confessa Antonella – che ogni tanto ci divertiamo quando qualche ospite arriva di sera, all’improvviso si accendono le luci e quando vedono le sorelline… Beh, qualcuno ride, ma c’è chi ha tirato certi urli di terrore, per poi naturalmente farsi una risata”.

La filosofia è quella del rispetto delle materie, i tavoli sono stati ottenuti riciclando le finestre della questura e di materiale di recupero è anche il bancone e la cucina condivisa dagli ospiti dell’Ostello, la stessa vasca dell’hammam è diventata un salottino, con le mattonelle arabeggianti, le sedute di pietra e i bocchettoni da cui usciva l’acqua calda. La plastica è off limits, i detersivi sono scelti in base al loro basso impatto sull’ambiente. E le stanze? Ognuna è un’opera d’arte, elementi moderni e pezzi antichi si coniugano in combinazioni mai scontate e dall’effetto piacevole. Ogni angolo è la scoperta di un writer e artisti tanto che, dal 2017, il Madama lo si ritrova nel percorso espositivo del Maua (Museo d’arte Urbana Aumentata) del Comune di Milano. Vengono anche organizzati dei tour per visitare le opere, tra le firme: Giovannais Ammaniac, Giovanni Di Modica, Camilla Falsini, Fra!, Frantz Gauviniere, Nadya Guarnizo Rozo, Mumble Mumble, Silvia Negri, Daniele Nitti, SeaCreative, Paola Tassetti, Mr. Thoms, Zed1 e non mancano le mostre temporanee di nuovi artisti.

Nella sala comune è presente anche una scultura in rete di Edoardo Tresoldi, mentre la saracinesca esterna è decorata da Hopare. Non mancano neanche gli artisti musicali che non ti aspetti. “Una sera – raccontano alternandosi i locals – a sorpresa, quando c’era ancora l’Oihbò hanno fatto un’improvvisata i Green Day che l’indomani avevano il tutto esaurito in Fiera, per un’ora hanno suonato e tutti siamo rimasti senza parole, nessuno se lo aspettava”.

E cos’altro? Il sabato protagonista immancabile è il karaoke che diventa momento di divertimento, spesso organizzato a tema, l’ultimo dei quali è stato un Carràoke. Insomma come recita il motto del Madama, sotto lo stemma che rappresenta un distintivo con una striscia di spray verde: “Sounds like home”. Un luogo dove, come chiosa Francesca, “è il mood ‘social’ che fa la differenza”.

Alessia Orlando

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