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UN VIAGGIO MATEMATICO NELLA PANDEMIA DOVUTA AL SARS-COV2. ALLACCIATEVI LE CINTURE A BUONA LETTURA

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Questo sì che è un articolo che ci è piaciuto assai.

E’ l’intervista (completa) alla Professoressa Giulia Giordano dell’Università di Trento, di cui vi avevamo già anticipato qualche passaggio.

Il testo completo, merita la vostra attenzione.

Il futuro della pandemia spiegato con la matematica

Una pandemia può essere interpretata mediante più strumenti. Tra questi, esistono alcuni modelli matematici in grado di circoscrivere il momento in cui siamo. La professoressa Giulia Giordano, che insegna all’Università di Trento, è una degli autori di uno studio che è stato pubblicato anche sulla rivista specializzata Nature. Un viaggio matematico nella pandemia dovuta al Sars-Cov2 è da considerarsi dunque possibile. E il modello della Giordano gode anche di capacità previsionale.

Lei ha usato modelli matematici per spiegare l’andamento della pandemia. A che punto siamo ora?

A livello mondiale ci sono Paesi in cui la diffusione del contagio è ancora molto sostenuta (ad esempio Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Brasile). In Italia, l’epidemia è entrata in fase di regressione già un paio di settimane fa. Il numero di casi attualmente positivi è in diminuzione e il numero di casi totali sta lentamente saturando. Tuttavia, quello che vediamo oggi è l’effetto delle misure di distanziamento sociale e di quarantena relativamente restrittive adottate fino al 4 maggio. C’è un notevole ritardo tra il momento del contagio, la possibile comparsa dei sintomi e purtroppo un eventuale decesso, perciò i numeri di oggi ci parlano della situazione del contagio nel passato. Per sapere a che punto siamo ora, ovvero per poter quantificare i contagi effettivi che stanno avvenendo, dovremo aspettare almeno una settimana, quando i contagi di oggi inizieranno a manifestarsi.

Possibile pronosticare già da ora una riesplosione dei contagi?

Molto dipende da come sarà gestita la ripresa, a tutti i livelli, fino ai nostri comportamenti individuali. Utilizzando il nostro modello, abbiamo esplorato possibili scenari alternativi, tenendo in considerazione entrambi gli strumenti principali per il contenimento del contagio: da un lato le misure di distanziamento sociale, dall’altro i test e il tracciamento dei contatti. In assenza di altre contromisure, è inevitabile che un allentamento delle misure di restrizione – quando ancora sono presenti così tanti casi diffusi sul territorio, purtroppo non tutti identificati e isolati – porti a una riesplosione dei contagi. Il contagio si contrae in presenza di misure di distanziamento sociale, che riducono il famoso numero di riproduzione R0, e riesplode appena le interazioni riprendono, quando la quota di infetti entra in contatto con una maggioranza di suscettibili, che possono contagiarsi e ammalarsi. Il distanziamento sociale è la principale contromisura contro una malattia contagiosa per cui non sono disponibili al momento né una cura di sicura efficacia, né un vaccino. Per mitigare il rischio di contagio ove sussista la necessità di riprendere a interagire, magari anche in ambienti chiusi, i dispositivi di protezione individuale e il loro utilizzo corretto sono indispensabili alleati, così come una attenzione estrema alle buone pratiche di igiene personale e di sanificazione dei locali e dei mezzi.

E cosa racconta in questo senso il vostro lavoro?

Tuttavia, nel nostro lavoro abbiamo considerato anche il ruolo di massicce campagne di test e tracciamento dei contatti, che permettano di individuare molto tempestivamente un infetto e risalire a tutte le persone con cui ha interagito e che ha potuto contagiare, andando così a interrompere tempestivamente la catena del contagio e a prestare cure immediate. Le previsioni del modello confermano che vaste campagne di test e tracciamento dei contatti possono contenere la diffusione dell’epidemia in modo simile a quanto fa il distanziamento sociale. Abbiamo esaminato uno scenario in cui il lockdown è allentato, ma si effettuano al contempo test a tappeto sulla popolazione e tracciamento dei contatti: l’evoluzione dell’epidemia è comparabile con uno scenario in cui il lockdown non viene allentato. Questo ci conferma che test e tracciamento dei contatti sono un’arma preziosa che può consentire di riaprire minimizzando i rischi. In sintesi: una riapertura porta inevitabilmente a un aumento dei contagi, ma una vera e propria riesplosione dei contagi e scenari tragici si possono evitare adottando opportune contromisure: grandissima attenzione all’igiene, utilizzo corretto di dispositivi di protezione individuale, e soprattutto test e tracciamento dei contatti effettuati meticolosamente e in modo diffuso.

A che punto è attualmente il famoso indicatore R, stando al suo modello matematico?

Il modello considera l’intero territorio nazionale in modo aggregato e, secondo il nostro modello, sembra che in questa fase R0 sia nell’intervallo 0,6-0,8. Sicuramente è minore di 1, ma l’attenzione deve restare alta.

La matematica suggerisce che il virus sia cambiato? Davvero è diventato “più buono”?

Il modello matematico non può rendere conto di mutazioni del virus, ma c’è un aspetto interessante che il nostro modello rileva, perché una sua peculiarità è quella di distinguere tra gli infetti con diversa gravità della malattia: asintomatici, con sintomi di rilevanza clinica, con sintomi gravi che possono necessitare di ricovero in terapia intensiva. Il modello continua a riprodurre accuratamente l’evoluzione del numero di infetti utilizzando i parametri tarati sulla base dei dati di un mese fa. Però, mantenendo quei parametri vediamo una crescente sovrastima del numero di casi gravi e una crescente sottostima del numero di casi asintomatici o con sintomi lievi. Questo può suggerire che il virus stia diventando “più buono”, ma potrebbe anche voler dire che la popolazione infetta sta cambiando (forse è demograficamente diversa, con meno persone aventi molte comorbidità, quindi con più persone in cui il decorso è meno grave), oppure che, passata l’emergenza, il sistema sanitario non più sovraccarico riesce a individuare con più agio anche un gran numero di casi lievi, che nei momenti più drammatici sarebbero sfuggiti all’attenzione.

C’è una reale differenza tra numero di malati percepiti e numero di malati effettivi? Siamo in discesa, oppure, come sostengono alcuni scienziati, siamo più o meno allo stesso punto della fase 1?

Anche questo è un aspetto su cui il nostro modello ci consente di puntare l’attenzione, perché distingue tra infetti diagnosticati e infetti che non sono stati diagnosticati. Una peculiarità di Covid-19 è l’avere un decorso estremamente diverso in persone diverse, con esiti drammatici a un estremo e una totale assenza di sintomi all’altro estremo. In presenza di una quota significativa di soggetti infetti che sono completamente asintomatici, è inevitabile che il numero di infetti effettivi sia ben superiore al numero di infetti che vengono contati nelle statistiche, a meno di non effettuare test a tappeto sulla popolazione, anche su persone apparentemente sanissime. Secondo le previsioni ottenute con il nostro modello, anche tenendo conto degli screening di massa effettuati in alcune zone circoscritte come ad esempio a Vo Euganeo, nelle fasi iniziali dell’epidemia in Italia i casi non diagnosticati erano circa il 30-40% dei casi totali. In una fase successiva, il numero di test effettuati è aumentato di molto, quindi è verosimile che la discrepanza tra numero di infetti effettivi e percepiti si sia ridotta.

Qual è il reale indice di contagiosità del Covid-19?

Una domanda a cui è difficile rispondere. Utilizzando il nostro modello per riprodurre i dati italiani, abbiamo visto un R0 inizialmente a 2,5 abbassarsi poi gradualmente a seguito delle misure di lockdown e poi a seguito dell’aumento nel numero dei test effettuati. La letteratura medica ha stimato R0 per Covid-19 circa tra due e tre, ovvero ciascun infetto ne contagia mediamente due o tre, ma sono stati segnalati anche numerosi casi di infetti super-diffusori che hanno contagiato un numero molto superiore di persone. Sicuramente il virus SARS-CoV-2 si diffonde con grande facilità e questo, insieme al gran numero di infetti asintomatici (che quindi si aggirano contribuendo grandemente, anche se inconsapevoli, a diffondere il contagio), è un punto di forza del virus che ha notevolmente contribuito allo scatenarsi della pandemia.

Dal punto di vista matematico, quando potrebbe iniziare la “fase 3”, ossia la non necessità di misure che prevedono il distanziamento sociale?

In teoria, da un punto di vista matematico, l’assenza totale di misure di distanziamento ci può essere senza alcun rischio quando non ci sono più casi di infezione. Ma anche in assenza di infezioni in corso sul territorio nazionale, potrebbero sempre arrivare nuovi casi importati dall’estero: questo sarà un aspetto a cui prestare molta attenzione. Anche quando la circolazione delle persone sarà ripresa quasi come prima della pandemia, sarà necessario creare una nuova normalità dove preziose abitudini di igiene e accorgimenti nelle interazioni tra le persone diventano semplicemente naturali. Perché questo virus non è stato il primo e purtroppo difficilmente sarà l’ultimo.

Possibile prevedere il tempo mediante cui raggiungeremo l’immunità? Sempre che si possa raggiungere…

Per raggiungere l’immunità di gregge senza un vaccino, sarebbe necessario che una larga maggioranza della popolazione fosse entrata in contatto con il virus, sviluppando anticorpi neutralizzanti e acquisendo quindi una immunità – che probabilmente sarebbe in ogni caso temporanea, della durata di circa un anno o poco più, secondo quanto sostiene la maggioranza dei medici. Poniamo che il 70% della popolazione debba essere contagiato a questo scopo. Ovviamente vogliamo evitare che questo porti a un sovraccarico delle terapie intensive con un drammatico numero di morti, perciò dovremmo in ogni caso “appiattire la curva” dei contagi e per arrivare a questa percentuale di contagiati sarebbero necessari molti anni. Più della durata dell’immunità in ciascun individuo. La prospettiva dell’immunità di gregge mi sembra perciò ben poco praticabile. Molto meglio sperare in un vaccino che sia sicuro ed efficace.

(fonte: it.insideover.com)

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