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COVID-19. PERCHE’ LE DONNE SONO MENO COLPITE?

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Ci siamo posti questa domanda, che evidentemente appartiene a molti.

Abbiamo fatto una ricerca e questo articolo ci pare molto esaustivo.

DA corriere.it.

Coronavirus, meno contagi e più guarigioni. Perché le donne reagiscono meglio

I dati italiani stanno confermando quelli della Cina dove il tasso di letalità è più alto negli uomini. Ecco le possibili spiegazioni e le ipotesi degli esperti

di Margherita De Bac

Esiste una differenza di genere nella malattia da coronavirus? I dati italiani stanno confermando quelli della Cina dove si è visto che il tasso di letalità è superiore negli uomini anche se la prevalenza delle infezioni (del 57,6% fra gli uomini) supera di poco quella femminile. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità succede lo stesso a livello internazionale «fra le donne c’è una mortalità fortemente ridotta. Diverse sono le ipotesi». Per Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità «andranno fatti studi immunologici per capire se, come credo, la risposta immunitaria ha un ruolo importante. Lo stesso accade per giovani e bambini, fra i quali si è registrata una bassa incidenza di Covid-19. Hanno un sistema di difesa più plasmabile, pronto a combattere virus ignoti».

  1. Il sistema immunitario femminile più forte. Il ruolo degli estrogeni

«Notiamo una risposta a questo virus più forte in ogni età. Può essere dovuto sia alla risposta immunitaria innata sia a quella acquisita» osserva Elena Ortona, direttore del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità, immunologa. Il rapporto di eventi infausti uomo-donna è di 3 a 1 e permane nella vita, si inverte dopo i 90 anni quando le donne, più longeve, sono più rappresentate. «Il virus penetra nelle cellule attraverso un recettore, l’ACE 2, una proteina chiave che ha anche una funzione protettiva del polmone. Nelle donne l’ACE 2 viene espresso in maggiore quantità grazie agli estrogeni, il cui effetto permane anche quando con la menopausa la produzione rallenta». Uno dei filoni di ricerca riguarda l’eventuale azione delle terapie ormonali sostitutive.

  1. Il recettore del virus è sul cromosoma X. Le donne ne hanno due

La genetica potrebbe avere un ruolo rispetto alle differenze di genere che nella reazione al Covid-19. «È una ipotesi su cui stiamo lavorando nell’ambito di un progetto che punta alla comprensione dei meccanismi biologici alla base delle diverse risposte individuale», spiega Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Tor Vergata, coordinatore di un consorzio Europa-Asia costituito con i finanziamenti Ue e dell’industria farmaceutica, il Gefa-Covid (fattori genetici del Covid). Secondo Novelli «il recettore principale del virus è localizzato sul cromosoma X e potrebbe influenzare le differenze di genere. Le donne ne hanno due quindi potrebbero avere una maggiore resistenza all’infezione perché dispongono di una maggiore variabilità di risposta». Inoltre «potrebbero manifestare forme diverse della porta di ingresso del virus in alcune cellule e quindi rendere la sua penetrazione più difficile».

3 La longevità superiore non aumenta la resistenza a queste malattie

Anche la maggiore longevità femminile è stata presa in esame come una possibile spiegazione. «Ma è molto difficile che per la donna la longevità sia un vantaggio nella resistenza alla malattia da coronavirus», dice Giovannella Baggio, presidente del Centro studi nazionale salute e medicina di genere. I prossimi premi alla ricerca assegnati dal centro saranno dedicati proprio alla comprensione della presunta «superiorità» femminile in questo ambito. «La donna in termini di longevità ha un vantaggio di sopravvivenza di 5 anni rispetto all’uomo. È però una fase della vita che si accompagna a diverse disabilità legate a conseguenze di malattie cardiovascolari, alle quali siamo esposte dopo la menopausa quanto l’uomo, alla demenza e all’artrosi».

La campagna antifumo dell’Istituto Superiore di Sanità è stata aggiornata in chiave coronavirus. Studi recenti condotti in Cina indicano un aumento significativo del rischio, almeno tre volte superiore, di sviluppare polmonite severa da Covid -19 «in pazienti con storia di consumo di tabacco rispetto ai non fumatori».

Il fumo delle sigarette diffuso nei maschi anziani può aggravare i danni

Con queste premesse il consiglio è di «sfruttare il maggior tempo libero e la necessità di cambiamento delle abitudini per abbandonare tabacco e nicotina». La superiore suscettibilità degli uomini a risentire delle conseguenze gravi dell’infezione potrebbe essere legata a questo fattore considerato che in Italia l’abitudine al fumo è meno prevalente nelle donne anziane? Uno studio cinese pubblicato su China CDC Weekly ha escluso il legame. In Cina il tasso di letalità, secondo gli autori dell’articolo, è stato del 4,7% negli uomini e 2,8% nelle donne.

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