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IN QUARANTENA GLI ITALIANI IN TUTA GUARDANO COLOMBO, MANGIANDO LA FOCACCIA DELLA NONNA E DI FABIO VOLO

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In questi giorni di casalinghichizzazione (o domestichizzazione) gli italiani, noi italiani, stiamo riscoprendo le “vecchie” comode e tranquille abitudini, proprio quelle per le quali spesso abbiamo bonariamente preso in giro i nostri cari, oggi più che mai, nonni.

Nonno, perché non vai a fare due passi, invece di startene tutto il dì sul divano a guardare il tenente Colombo?!?

Nonna, ancora focaccia?!? Perché, mai, non mi prepari un sushi?

Ehhh…che tempi, che abitudini… (o tempora o mores).

Bei tempi. Meravigliose abitudini.

E’ proprio vero: l’importanza delle cose, la forza degli affetti, la magia delle emozioni tutto ci appare nella sua onnipotente ed unica valenzassoluta nell’istante esatto in cui … volilà, con la medesima velocità con la quale il coniglio appare nel cilindro del prestigiatore o l’asso nella manica del mago, si allontana dai nostri occhi e soprattutto dai cuori…

Lo stiamo comprendendo, come mai prima, in questi giorni di forzato allontanamento dalla realtà piena di cose che ogni giorno ci ha visti immersi.

Scoprendo, anche, come molte di loro, le cose reali, erano realmente inutili e possiamo sopravvivere, ma soprattutto vivere bene anche nella loro privazione.

Ciò che ci è necessario e ci fa veramente bene è poca cosa o meglio sono poche cose, proprio come i nostri nonni ci hanno detto più e più volte nelle loro lunghe conversazioni con noi, spesso fintamente ascoltate e pocchissimamente seguite.

Lo avessimo fatto, invece.

Avremmo preso diversamente la quarentena, sin dal suo primo istante, senza imparare a comprenderne la straordinaria valenza giorno dopo giorno, piano piano, arrivando, quando finirà, a dispiacercene anche un po’…

M’immagino la scena.

CONTE: “CARI ITALIANI, POTETE USCIRE (PIU’ O MENO DIRA’ QUESTO)”.

ITALIANI: “Di già???!?! Premier, non ne fai mai una di giusta: proprio adesso che ci sta piacendo…vabbè ormai aspettiamo il fine settimana, sperando che sia bel tempo, altrimenti rimandiamo…”

E in casa gli italiani, noi italiani, che facciamo?

Rifacciamo quello che facevano i nostri nonni, appunto, ma non per mero spirito di emulazione, semplicemente perché è un fare che fa bene.

Tutti in comode e morbide tute da ginnastica, quasi a illuderci di fare quel movimento che negato ci viene, a guardare la serie più amata negli anni ’70, oggi più scaricata su AMAZON: il TENENTE COLOMBO.

Una serie innovativa per l’epoca: l’assassino si conosce dall’inizio e lo si vede all’opera immediatamente.

Poi arriva lui, PETER FALK nella sua PEUGEOT “vintage” a ricostruire il delitto con una intelligente astuzia da fare invidia ai più illustri esponenti dell’intelligence del globo, tutt’insieme.

Fior fiore di studi si sono susseguiti sulla serie, per analizzarne i dettagli e mettere in chiara luce la genialità della serie oltre alla bravura indiscussa del protagonista, sia COLOMBO sia FALK.

70 minuti di grande didascalico gusto che ci voleva il coronavirus per farci riscoprire nella sua essenza.

Lo stesso dicasi per la focaccia della nonna.

La quarantena ci impedisce di effettuare con regolare quotidiana frequenza gli approvvigionamenti del pane caldo e fresco del mattino.

Ergo, tutti si improvvisano a panificare qualcosa che sia commestibile, stanchi di ingurgitare sempre e solo duri crackers.

A proposito, avete provato la ricetta della focaccia di FABIO VOLO?

Se ve la siete persa, ecco il link

 

Tornando a loro, le focacce della quarantena, che hanno rimpiazzato di gran lunga le castagnole di carnevale (già la guerra al virus con la corona aveva avuto il suo, se pur silenzioso, inizio) o speriamo non si possa scrivere la stessa cosa per le colombe di pasqua (potremmo finalmente uscire a comprarne di già fatte, forse?!)…

Ecco che si ricerca nel baule dei ricordi la ricetta della nonna per la focaccia perfetta, come lei sfornava.

E tutti all’opera, farina, acqua, sale (un pizzico) lievito e tanto olio, quello buono.

A qualcuno riesce ben gonfia.

Ad altri meno.

Qualcun altro la sbruciacchia un po’, ma l’importante è l’averci provato.

Proviamo e riproviamo, tempo ce n’è.

Mai arrendersi o che senso avrebbe stare chiusi in casa, se la resa fosse così ineluttabile per la focaccia e soprattutto per il virus?

Dunque, tutti a impastare perché la lievitazione deve essere lunga, minimo due ore, e Colombo ha già il motore acceso, pronto a risolvere un caso nuovo (chissà cosa avrebbe fatto lui per contrastare la diffusione del virus?)…

A restare sempre là, in tempo di contagi e anche prima e dopo, è il divano, mai come adesso affollato e felicemente appesantito e la focaccia non c’entra…

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