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L’udito continua a funzionare fino agli ultimi istanti di vita?

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L’udito è l’ultimo dei sensi ad abbandonarci: chi sta per morire sente i suoni dell’ambiente circostante, ma non sappiamo se comprenda il significato delle parole.

Le ultime parole che diciamo ai nostri cari prima di lasciarli andare arrivano a destinazione o si perdono nel nulla?

Anche se in punto di morte e incoscienti, durante gli ultimi istanti della nostra vita riusciamo ancora a percepire i suoni intorno a noi: è quanto svela una ricerca pubblicata su Scientific Reports, che tuttavia non dà certezze sulla sorte delle parole che pronunciamo ai nostri cari prima di salutarli per sempre: «Il cervello dei pazienti analizzati ha risposto agli stimoli uditivi», spiega Elizabeth Blundon, uno degli autori: «ma non possiamo affermare con certezza che stessero ricordando, che riconoscessero le voci o capissero ciò che udivano».

Grazie all’elettroencefalografia, un metodo che consente di registrare l’attività elettrica dell’encefalo, gli studiosi hanno potuto monitorare l’attività del cervello di un gruppo di pazienti incoscienti durante le loro ultime ore di vita, confrontandola con quella di altri pazienti coscienti e di un gruppo di controllo sano. In particolare, gli esperti hanno cercato nei tracciati registrati dalle macchine la presenza di segnali elettrici cerebrali chiamati MMN, P3a e P3b, che si attivano quando il cervello riconosce dei suoni anomali in una sequenza ripetitiva. «La maggior parte dei pazienti incoscienti ha mostrato di reagire inviando dei segnali MMN, e alcuni hanno anche mostrato delle risposte P3a e P3b», si legge sulla ricerca.

È importante sottolineare che riconoscere alcuni suoni non significa comprenderne il significato: non è affatto chiaro se una persona che sta per morire possa capire le parole che le vengono dette, riconoscendo la voce di chi sta parlando, oppure se percepisca solamente dei suoni senza distinguerli. Tuttavia, Romayne Gallagher, uno degli autori dello studio, sottolinea il fatto che la ricerca «dà credito ai racconti di infermieri e medici, secondo i quali i pazienti che stanno per morire traggono conforto dalle parole dei loro cari».

(focus.it)

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