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ALBANIA. I CALL CENTER SONO IN CRISI. LEGGI E GIOVANI LE CAUSE

Categoria: Business | Autore: admin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Albania è conosciuta anche per i numerosi call center che - negli anni- hanno dato un forte impulso all’economia del paese, impiegando un grandissimo numero di giovani.

Ultimamente, però, è stata rilevata una controtendenza, non leggera.

Intercom Data Service (IDS) ha divulgato dati dai quali si evince con chiarezza che, purtroppo, il settore è in crisi profonda costringendo le grandi aziende a ridurre drasticamente il personale, i vecchi imprenditori a vendere le attività in sofferenza.

In soli 2 anni, si è assistito ad una riduzione del numero dei call center pari al 20%, passando da 817 a 659.

Il personale impiegato da 25 mila individui ha toccato i 22.266 in poco meno di 3 anni.

Il numero di giovani occupati da 3500 è arrivato a 970 in 3 anni e mezzo.

Olta Qosja, responsabile vendite IDS così commenta i dati registrati: “Le compagnie, che ricevono servizi di call center dall’Albania, non richiedono più servizi con risorse umane, ma servizi digitali.”

In realtà, la crisi che i call center stanno attraversando non è unicamente attribuibile alla digitalizzazione in fieri, ma è il risultato di diverse concause. Vediamo quali.

Sono cambiate le leggi in Italia.

Il Governo italiano già da due anni, ha approvato una legge definita “anti-delocalizzazione” con la quale ha voluto limitare il trasferimento dei call center nei paesi extra UE, causa di un deficit occupazionale rilevante.

Nel decreto vi è l’obbligo di informare l’utente sul luogo in cui si trova l’operatore telefonico e la possibilità del cliente di richiedere che la sua chiamata sia servita da un operatore dell’UE. Sono previste sanzioni fino a 150 mila euro in caso di inottemperanza.

E’ del dicembre 2017 anche la cosiddetta legge contro “le chiamate selvagge” in base alla quale da Gennaio dello scorso anno, tutti coloro che non volessero ricevere telefonate commerciali possono registrarsi nel “Registro Pubblico delle Opposizioni”. Anche in questo caso, sono previste multe salate. “Se prima stavamo aumentando il lavoro nella nostra filiale di Tirana rispetto all’Italia, ora sta accadendo il contrario. Stiamo assumendo più persone in Italia che in Albania.” E’ il commento di Lorenc Goga, direttore di Facile.it, una delle più importanti aziende del settore.

I giovani. Sempre meno parlano l’italiano. In molti lasciano il paese.

Altra motivazione alla quale ricondurre la crisi dei call center albanesi sono i giovani.

Diversamente dagli anni ’80 e ’90 i giovani del paese delle Aquile non parlano più la lingua italiana, che – diversamente – i loro genitori e prima i nonni avevano imparato da autodidatti, attraverso la televisione. E questo rende impossibile, per loro, impiegarsi nei diversi settori lavorativi in cui sia richiesta la conoscenza dell’italiano, call center in primis. “I giovani non stanno più studiando l’italiano e, anche per questo, abbiamo avuto una riduzione del numero di dipendenti. Se oggi si presentassero 200 persone con buona conoscenza della lingua italiana, io le assumerei tutte”, dichiara Goga. Lo stesso Goga, ha aperto un tavolo di discussione presso l’Ambasciata per inserire lo studio della lingua italiana come materia scolastica.

E comunque, i giovani albanesi preferiscono lasciare il paese, emigrando all’estero. “L’emigrazione rappresenta un altro grande problema. I giovani vanno via per un futuro migliore creando grandi disagi per le aziende call center che vogliono assumere”, ha aggiunto Goga.

I tempi cambiano, troppo velocemente per adeguarsi, forse.

 

 

 

 

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